Il processo creativo prende vita pretestuosamente da ritratti di inizio ‘900 per manifestarsi in immagini atemporali nelle quali la definizione di ritratto non è più tangibile ma resta comunque un pretesto per definire una figura, un volto, che è tutto il contrario di tutto, ovvero una donna e un uomo come tanti e nessuno.
Le caratteristiche della personalità vengono accennate con ombre o enunciazioni espressive sentite dall’artista nel momento dell’esecuzione.
La forza espressiva è filtrata da un’intensa ricerca tecnica svoltasi negli anni precedenti e da una conoscenza esperienziale del disegno.
La cifra stilistica di questi disegni è data dalla polvere di pigmento che viene pressata e velata direttamente con le mani sulla carta, la pressione e la leggerezza sono lavorati con la pelle delle mani e con la forza della concentrazione emotiva, elemento indispensabile di una sintesi autentica ed elaborata nel tempo.

(…) I tratti somatici, e quindi tutte le particolarità del volto, in alcuni casi appena accennati con il colore, a volte delicatamente sfumato con il pastello, e a in altre invece reso più denso con l’aiuto del segno, non rimangono caratteristiche fisiche, ma acquistano il valore di espressione dell’anima in linea con il concetto di sembianza corrispondente ai cambiamenti interiori, dalle passioni, alle riflessioni e alle sospensioni.

Liletta Fornasari, estratto critico della mostra personale Fisiognomica, Libreria A-Zeta, Torino, 2021