Disegni
Nel disegno la ricerca si fonda essenzialmente sul volto umano, figure che nascono da fotografie del novecento in cui vi è una ricerca specifica dell’animo umano che è rappresentato simbolicamente dal volto. Informazioni di carattere, di genere, dettagli dell’individualità del soggetto vengono ridotti all’essenziale per lasciar modo allo spettatore di darne sua visione.
Il particolare della descrizione del soggetto è lasciato in secondo piano, in modo che forme, colori e gesti vengano in supporto ad una definizione pittorica mancante. Fondamentale è che non vi si riconosca lo specifico ma solo le infinite possibilità che il mezzo artistico dona con il lavoro della materia. In essa ci si immerge dentro la casualità del gesto ma anche in una combinazione tra tensione, ricerca e tecnica che si fondono in un’unica imprevedibilità di esecuzione.
Questa è rappresentata da una calibrazione della gestualità emozionale e un'esperienza disegnativa che porta la sensibilità tecnico espressiva ad un linguaggio slegato da ogni decifrazione ed è priva di ogni schema o errore pittorico, i quali non vengono contemplati.
I disegni si caratterizzano per l’uso preponderante dei pastelli dati con i polpastrelli delle dita. Il lavoro si concentra su una rarefazione del segno e una minimalizzazione delle forme, elaborando un'astrazione figurale. Sono disegni di dimensioni circa 50x40cm, incentrati sulla ricerca di un linguaggio personale mediato dalla conoscenza intima del disegno e dalla forte intensità viscerale vissuta nell'atto del fare.
Spesso sono figure in evanescenza disegnate con pastelli e grafite su carta bianca. Queste scompaiono e riappaiono filtrate dalla parte sconosciuta del pensiero creativo.
- Il processo creativo prende vita pretestuosamente da ritratti di inizio ‘900 per manifestarsi in immagini atemporali nelle quali la definizione di ritratto non è più tangibile ma resta comunque un pretesto per definire una figura, un volto, che è tutto il contrario di tutto, ovvero una donna e un uomo come tanti e nessuno.
- Il lavoro si concentra su una rarefazione del segno e una minimalizzazione delle forme. Questo è avvalorato dall’uso di mascherine per contenere il colore e formare dei profili o dei volti quasi come nati da ombre.
- Opere su carta di medie dimensioni dove la pittura ed il disegno si fondono in un’unica modalità espressiva. La velocità d’esecuzione è data dalla concentrazione e dalla tensione emotiva; la ricerca dell’espressività si basa sulla forza del segno che senza ripensamenti e con un gesto diretto, conclude la fase creativa, che dà senso al tratto collegato alla forza del pensiero e del sentire.
- La ricerca è costituita da disegni e prende spunto da fotografie scattate attraverso le cabine fototessera degli anni ’60
- L’ispirazione nasce da fotografie di fine ‘800 e inizio ‘900, le prime immagini dell’esistenza umana, e prosegue con una ricerca costituita da disegni che prendono spunto da fotografie scattate attraverso le cabine fototessera degli anni ’60
- L’ispirazione nasce da fotografie di fine ‘800 e inizio ‘900, le prime immagini dell’esistenza umana
Elisa Filomena è una pittrice torinese che di Torino ha raccolto i due straordinari retaggi: il mistero e il misticismo. La sua pittura, così particolare e intimista, riesce sorprendentemente a toccare e far risuonare le corde di un’armonia universale. Il suo è un linguaggio sussurrato, farneticante e affabulatorio, che sciorina atmosfere lievemente esoteriche e alquanto evocative. Pregnante, immaginifica, una vera “filatrice dell’invisibile”, dentro e fuori di noi. Luci e ombre, vita e morte, angeli e demoni, più non sappiamo dire cosa siano.
Maria Rita Montagnani, estratto dall’intervista Elisa Filomena – Filatrice dell’invisibile









