Il lavoro nasce dalle immagini fotografiche di fine ‘800 e inizio ‘900 per raccontare ed affrontare ciò che è nascosto agli occhi, utilizzando lo strumento pittorico vissuto come portatore di verità esistenziali, spesso invisibili alla mente umana. I supporti sono tele, sovente di grandi dimensioni.

..Sovente osservando le tele o le tavole di Elisa ci si trova pervasi da una sottilissima sensazione di stordimento, un coinvolgimento emotivo dato da cromie e scelte stilistiche non sempre facili ed immediate. Forti richiami all’espressionismo, forti richiami ad una certa classicità… eppure, sempre, in ogni caso, una decisa e sorprendente personalità che emerge. Le modelle, i modelli ed i soggetti in genere ci divengono a lungo andare volti noti e assumono la qualità di “persone”. In alcuni casi l’indagine della pittrice è tale da fornirci delle chiavi di lettura sul carattere stesso di quanti lei ha ritratto. Ci pare quasi naturale trovarci ad instaurare mentalmente un dialogo con i protagonisti delle opere che, pure, razionalmente non sono altro che colori e linee.
Possiamo parlare nel caso di Elisa Filomena di una pittura pura, sincera, ricca di elementi tecnici ma non certo di inutili virtuosismi.
Un modo di rapportarsi all’arte non comune per maturità e tecnica.
Una vera e propria gioia del dipingere che porta ciascuno a percepire emotivamente la passione che anima questa brava artista…

Sergio Innocenti, estratto testo critico della mostra “Dieci anni di pittura”, Villa Boriglione, Grugliasco.