Terzo Stadio – a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei – Pavullo

Si inaugura sabato 13 ottobre alle 17.30 in occasione della XIV Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI presso la Galleria d’arte contemporanea di Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano la mostra tripersonale Terzo Stadio a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei in collaborazione con ArtEkyp Open Studio.

L’esposizione vede un confronto serrato e senza discontinuità tra tre donne, Elisa Filomena, Laura Fortin, Ersilia Sarrecchia, una segnalata e altre due finaliste al Premio Combat Prize 2018, attraverso un racconto legato al tema della memoria basato su dipinti anche di grande formato e disegni. Come scrivono i curatori: Tre persone, certamente donne ma esseri che non devono essere limitati al genere, presentano un’elaborazione estetica che rappresenta uno spaccato della loro ricerca. Queste indagini riguardano quindi l’umanità nella sua differenziazione, senza una pretesa di rivolgersi soltanto al mondo femminile. Un terzo stadio dunque che riguarda un passaggio creativo, l’essere individuale in quanto tale e la memoria, che si pone tra il ricordo del passato e la verità del presente. In mostra si potrà riscontrare un modo peculiare ma non meramente di genere di approcciarsi alla contemporaneità.

[Comunicato stampa]

 

Mondo femminile e natura nell’indagine di tre artiste: la torinese Elisa Filomena, della veneta Laura Fortin e della modenese Ersilia Sarrecchia. La loro indagine è rivolta al mondo, non solo femminile, e alla natura, in racconti sostenuti dalla memoria, che si pone – notano i curatori Baboni-Taddei – tra il ricordo del passato e la verità del presente. Sulle difficoltà del vivere pone l’accento Filomena, con figure di sintesi e sconfinamenti visionari che sembrano non sempre disponibili a rivelare i motivi segreti delle loro azioni. In una dimensione immaginifica proietta Sarecchia le sue streghe condannate al rogo, animali immersi in un Eden primordiale, in cui sbocciano piante carnose. Un senso di malessere percorre le creature femminili a cui Fortin conferisce una espressività inquieta. Quasi aspetti di dissoluzione fisica che avverano il disagio di varie esistenze.

Gazzetta di Modena, del 3 novembre 2018

 

PERSONALE UNIVERSALE

You’re not alone when the world puts all the winter in you

Not alone I’m there in the words that you use

You’re never alone your life is golden, golden

Suede, Life Is Golden

 

Ragionare per generi ha francamente fiaccato l’intelligenza. Tale ponderazione è un confine che si aggrada a gente limitata di comprensione sulla realtà circostante. Andare oltre siffatta frontiera è sempre più importante per capire dove stiamo andando. Tre persone, certamente donne ma esseri che non devono essere limitati al genere, presentano un’elaborazione estetica che rappresenta uno spaccato della loro ricerca. Queste indagini riguardano quindi l’umanità nella sua differenziazione, senza una pretesa di rivolgersi soltanto al mondo femminile. Un terzo stadio dunque che riguarda un passaggio creativo, l’essere individuale in quanto tale e la memoria, che si pone tra il ricordo del passato e la verità del presente.

Le opere di Elisa Filomena indagano l’equilibrio dell’essere umano con la natura. Attraverso una ricerca che analizza l’attualità iniziando sovente da immagini del passato, l’autrice si muove nel differenziato mondo dell’innaturale, dove certi equilibri sfondano il confine del veritiero e rimandano a sensazioni visionarie d’intesa tra mondi apparentemente non comunicanti. Tali elaborazioni, che da un certo punto di partenza si snodano verso altre trasposizioni, sono un sentore vivido della complessità del vivere, anche quando si cercano comunanze con altre persone che s’incontrano nel tragitto esistenziale. L’autrice cura perciò un’attestazione che travalica l’individualità e si fa messaggero esemplificativo dell’emotività che attraversa l’essere in tutte le proprie trasmissioni mondane e non. Lo stato d’animo diventa perciò il centrale fenomeno percettivo dell’esistenza. Le vivide suggestioni che arrivano da lontano raccontano di coppie che si baciano o interagiscono tra loro, o di donne e uomini che affondano nella parte più oscura che l’artista non manca mai di lasciar trapelare. Con una pittura “alla prima” che non prevede ripensamenti, istantanea e difficile, che si forma sul togliere con una sintesi che rimanda al lascito di un’impronta com’è di fatto quella mnemonica, l’artista indaga i meandri dell’intimità lasciando trapelare un’istintività di fondo.

Si rivolge al mondo rurale della sua infanzia, riportandone a galla il vissuto sia emotivo che immaginativo, Ersilia Sarrecchia, nella serie inedita di dipinti dedicati al mondo animale. Da questo rimando l’autrice snoda una rappresentazione che si propone come particolarmente onirica, anche grazie alla tecnica mista utilizzata in modo peculiare, che fonde assieme figurazione e una gestualità tipica dell’ informale. In queste elaborazioni si estende un’amplificazione delle raffigurazioni, dove il riflesso del doppio pone questioni succedanee alla prima estensione visiva, non soltanto negli esseri viventi ma anche nell’ambiente circostante fatto di fiori rigogliosi e ninfee carnose. I suoi animali selvaggi e antichi, colti in atteggiamento di apparente tranquillità e non di caccia o di difesa in un paesaggio allusivo che prende spunto dalla realtà per divenire altro, raccontano una storia che arriva da lontano e fanno parte di una visione immaginifica che riguarda il background mnemonico di ognuno di noi. Immersi in una sorta di Eden primordiale e vivido, in cui sbocciano piante carnose davanti a tramonti infuocati, giocato su pennellate stratificate e colature, in cui il colore sembra pulsare dall’interno fino ad esplodere con potenza tonale investendo le figure, cerbiatti e leoni si muovono come fossero nel loro habitat naturale e incontaminato, senza alcuna presenza umana all’orizzonte. Un piccolo corpus in mostra fa riferimento a tre streghe di ambito modenese, condannate al rogo e miracolosamente scampate alla morte. Tali elaborazioni segnalano la vita di personalità che hanno sondato alcuni ambiti dell’umanità in modo molto personale e tangente con quella parte meno evidente della vita. Si accompagnano visioni di animali legati alla loro attività ma che si caricano di ulteriori tangenze di ricerca di libertà da certi vincoli sociali anche per l’attualità. Nella serie Essenze invece, gli sguardi femminili fermati dal cellulare dell’artista e riportati su tavole di piccolo formato dialogano con i pensieri che risiedono nella memoria ancestrale ancora presente nella donna contemporanea.

Dalla solitudine dell’essere parte invece la ricerca di Laura Fortin. Personalità femminili stigmatizzate in varie forme trasudano una visione che trova peculiarmente una modalità espressiva sospesa tra ragione e narrazione. Le ambientazioni diventano ulteriore elemento straniante e un sostrato di meraviglia si situa alla presenza di queste personificazioni che sono femminili ma possono amplificare la propria portata significante verso tutto lo spettro dell’umanità offesa o sofferente da varie costrizioni. Donne che attraverso peculiari passaggi biografici abbiano affrontato questioni drammatiche: qui si situa il focus d’indagine dell’autrice. Le catene del dovere pubblico, il dolore dell’essere sono alcuni degli ambiti che trovano in Laura Fortin interpretazioni scaglianti. Una verità, drammatica ma sincera, trova qui modalità eloquenti. L’autrice racconta il suo malessere razionalizzandolo attraverso un ricordo di sottomissione ad un trauma, andando oltre un certo perbenismo borghese di facciata con una raffigurazione neo-espressionista ma ulteriormente poetica che incita alla resistenza attraverso il superamento della nevrosi. Con un percorso catartico che dalla discesa agli inferi arriva ad una redenzione, ripercorre – sulla tela con una palette di colori molto ridotta e sulla carta con un segno stilizzato che si fa esercizio di gesto – scene di vita vissuta, rendendo i suoi drammi universali, nei corpi in disfacimento e negli sguardi allucinati e alienati ma colmi di poesia sull’orlo della crisi. Il vivere autentico pare richiamare alla memoria l’unica certezza: il patire continuo.

 

a cura di Francesca Baboni & Stefano Taddei

Dal 13 ottobre al 18 novembre 2018

Orari di apertura: sabato, domenica e festivi dalle 16 alle 19

su richiesta dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12.30, martedì e giovedì dalle 15 alle 17.30

Inaugurazione sabato 13 ottobre alle 17.30 presso la Galleria d’Arte Contemporanea

Via Giardini, 3 – Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano (MO)

Assessorato alle Attività Culturali

in collaborazione con ArtEkyp Open Studio

XIV GIORNATA DEL CONTEMPORANEO

 

https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/terzo-stadio/

http://www.magazineart.net/mostre/elisa-filomena-laura-fortin-ersilia-sarrecchia-terzo-stadio.html

https://www.modenatoday.it/eventi/terzo-stadio-mostra-pavullo-dal-13-ottobre-al-18-novembre-2018.html

http://www.comune.pavullo-nel-frignano.mo.it/arte_pavullo/mostre_delle_gallerie_civiche_palazzo_ducale/terzo_stadio.aspx#.W-wgr4f7Smx

https://mincioedintorni.com/2018/10/11/pavullo-nel-frignano-terzo-stadio-filomena-fortin-sarrecchia-tre-donne-si-confrontano/

https://www.artekyp.com/terzo-stadio-palazzo-ducale-pavullo/

https://gazzettadimodena.gelocal.it/tempo-libero/2018/11/02/news/mondo-femminile-e-natura-nell-indagine-di-tre-artiste-1.17421535?refresh_ce